mercoledì 6 novembre 2013

UNA POESIA SU UNO PSICODRAMMA


Mi scrive Maddalena una poesia che riproduce un caleidoscopio di vissuti e di esperienze traumatiche affrontate in un gruppo di psicodramma.  Non avevo mai letto, come questa,   una poesia che capace di  testimoniare, evocare  e riflettere su un incontro di psicodramma. Maddalena racconta come è arrivata a scrivere la poesia e l’ispirazione che le è venuta cogliendo un sorriso di una bimba. Scrive : “Dopo due soli incontri posso dire che lo psicodramma ha fatto centro: è davvero  successo qualcosa dentro di me. Qualcosa o qualcuno, ha agito nella mia anima.  Lo stimolo mi è venuto dallo sguardo di  una bambina che forse mi ha ricordato la mia infanzia.   È bastato lo sguardo di una bambina che ha assaggiato troppo presto l’amaro gusto della vita. Fin dalla prima volta che l’ho conosciuta, i suoi occhi mi parlavano e mi mandavano messaggi segreti sulla sua prematura saggezza.  Finché l’intimo silenzio si è trasformato in parola: “è triste il mio sorriso”. Questa frase,  pronunciata dalla piccola Chiara, si è scaraventata su di me come un lampo su un albero lasciandomi letteralmente elettrizzata.
Proprio grazie a Chiara si sono riversate su di me, una dopo l’altra,  tutte le frasi pronunciate dalle persone coinvolte nello psicodramma.  Per un attimo mi sono immersa nella consapevolezza di cosa significhi sopravvivere in una tragedia. Quando sono riemersa, bagnata dalla testa ai piedi, ho fatto cadere su un foglio le gocce della mia esperienza ed è nata questa poesia.
Questa poesia è una riflessione sui terribili drammi che può riservarci la vita, ma anche un tentativo di far nascere un senso di indignazione e di riscatto. È la dimostrazione che il dolore, per quanto sia terribile, devastante, può essere benefico se guardato in faccia e accolto… Del resto, come dice Nietzsche, bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. È per questo motivo che dedico la poesia al gruppo di psicodramma e soprattutto alla piccola Chiara.”

È triste il mio sorriso

Voglio venire anch’io, ma tua mamma non vuole farmi venire.
Tua mamma è cattiva, è una stronza.
Ho bisogno di un bacio da tre persone.
Guarda quella stronza, lo fa apposta.
Vedi quanto soffriamo.

Vivo in una macelleria, in cui non ci sono emozioni.
Mia mamma mi ha rovinata, mi ha distrutta.
A quell’età ero sola, senza mamma e con padre alcolizzato.
È facile fare i fighi con le ragazzine.
Anche suo papà la picchiava se lei si ribellava all’abuso.
Questa mattina ho guardato il mio corpo ed ero soddisfatta,
il pomeriggio l’ho di nuovo guardato e non mi piacevo più.
Mi sento una bambina, sono una bambina, anche se
sono madre di due figli e moglie.
Tu fai del male alle persone, fai solo del male.
Forse sei nata per fare del male.
All’inizio mi piacevano le attenzioni del mio insegnante,
attenzioni che poi si sono trasformate in qualcos’altro.
C’è una frase che mi ha fatta stare male, una frase
che mi dicono ancora. Adesso ha un altro effetto,
ma tempo fa mi faceva soffrire.
Riesco a pensarla, ma non riesco a dirla:
ti voglio bene.
Sapete qual è la fatina che sempre ci resta vicino?
Ha in viso un sorriso giocondo e nel cuore le brucia
una fiamma. Ha il nome più bello del mondo.
È facile dirlo: è la mamma!
Mi sono resa conto che non esistono solo bravi genitori,
ma che esistono anche genitori cattivi. Esistono
genitori che non vogliono bene ai propri figli.
Esistono dei bruti che vengono definiti genitori.
Sei malata, hai dei problemi dentro di te,
ma sono problemi tuoi. Se avessi preso la pastiglia non
saresti a letto. Saresti felice.
Sto vivendo una grande tragedia.
Mamma, mamma; no, no, no…
Sto accettando il fatto che mio padre si sia impiccato
poco tempo fa, ma credo che sarebbe stato meglio
se l’avesse fatto prima.
Parli più con la testa che con la pancia.
Ti farei stare volentieri qui, ma ho paura che possa
farti del male.
La vita è una malattia mortale.
Mi sento fuori dal mondo. Sono staccato dalla realtà.
Gli adulti sono ignoranti. Non capiscono niente.
E Lui perché ti ha picchiata?
Come va con Lei?
Ho paura che Lui possa abusare di mia figlia
quando non ci sono.
Ho in mente l’immagine di un coltello.
Mi hanno portato a fare del male ad un ragazzino.
Mi ricordo di quando entravano nel collegio e
portavano in quella stanza una bambina alla volta.
Mi fai schifo.
Intanto il sangue non è come l’aria.
Lei è bulgara, è una zingara e gli zingari
vogliono essere liberi..
Mi chiedo che cosa possa succedere quando
abbia delle crisi così forti e sia a casa da sola.
Il suo respiro mi ha ricordato il sospiro dello stupro.
Ho contato le foglie di quel tappeto.
Voglio mia mamma.
Ascoltavo ciò che lei diceva e pensavo:
perché non sono stata così male anch’io?
Mamma, mamma; no, no, no…
A volte la disperazione ti fa scoprire risorse
che credevi non avere.
A volte la vita fa proprio schifo.
Forse quando non ci sono abusa anche di mia figlia,
ma non riesco a lasciarlo. La sua presenza
mi tranquillizza. Sapere che ogni sera dalla
porta entra qualcuno mi fa stare meglio.
Non mi sento sola.
Non so abbracciare.
Ho avuto dei rapporti orali con mio fratello e mia mamma
faceva finta di non sapere niente.
Devi imparare ad accettare e a prenderti cura
della piccola bambina spaventata che c’è in te.
Coccolami, ti pago pur di avere delle coccole da te.
Ti pago.
È triste il mio sorriso. 


venerdì 1 novembre 2013

RICERCHE SULLA VIOLENZA E NEGAZIONISMO


"E' tempo di riconoscere il maltrattamento sui minori come un problema di salute pubblica, e non solo di giustizia penale. L'abuso sui minori è prevenibile attraverso un approccio integrato di salute pubblica”- evidenzia Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l'Europa.
Sempre secondo l’OMS, oltre ad avere un impatto devastante sulla vita dei giovanissimi, il maltrattamento ha conseguenze di vasta portata dal punto di vista dei costi sociali ed economici, stimabili in "decine di miliardi di euro".

Il legame tra maltrattamenti e sviluppo di malattie mentali è indiscutibile, sottolineano gli esperti: l'abuso può essere responsabile di un quarto dei casi di disturbi mentali come depressione, ansia, disturbi alimentari, problemi di comportamento, tentativi di suicidio, autolesionismo e uso illecito di stupefacenti.
Non solo, il comportamento violento spesso passa di generazione in generazione, favorendo l'instaurarsi di un ciclo di violenza. La prevenzione è cruciale, sottolineano gli esperti, che sollecitano interventi mirati a sostegno della genitorialità e programmi per prevenire e intercettare i traumi come la sindrome del bambino scosso. Ma anche campagne mirate sui media.
Secondo un nuovo rapporto dell'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulla prevenzione del maltrattamento infantile più  di 18 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni sono maltrattati in Europa. Ogni anno 852 morti fra i bambini sotto i 15 anni. Morti che, avvertono gli esperti Oms riuniti al meeting del Comitato regionale per l'Europa, sono solo la punta di un iceberg. Secondo questo rapporto la prevalenza del maltrattamento è molto più elevato, che vanno dal 29,1% per l'abuso emotivo, il 22,9% per l'abuso fisico, al 13,4% per l'abuso sessuale nelle ragazze e del 5,7% nei ragazzi.
Altre ricerche e altri dati  sulla violenza ai danni dei più piccoli. Ma nonostante la reiterazione di queste statistiche sconvolgenti sulla diffusione del fenomeno del maltrattamento e dell’abuso il problema rimane oggetto di una rimozione e di una negazione da parte delle istituzioni sociali e da parte degli stessi operatori sociali e sanitari.

Secondo un recente dossier di Terre des hommes, le bambine e le ragazze sono ancora le vittime più vulnerabili della violenza verso i minori: in totale il 60% delle 5103 vittime dei reati commessi e denunciati a danno di minori nel 2012 (erano 4.946 nel 2011). E’ un quadro allarmante quello che emerge dal Dossier “indifesa” di Terre des Hommes presentato oggi a Roma con i dati forniti dalle Forze dell’Ordine. In particolare le bambine e le ragazze sono le vittime più vulnerabili della violenza sessuale verso i minori nel 2012: l’85% del totale, pari a 689 vittime. A queste vanno aggiunte le 422 vittime di violenza sessuale aggravata, il 79% femmine.
Preoccupante l’incremento dei reati di atti sessuali con minorenni, il cui numero delle vittime (505) è triplicato rispetto all’anno precedente. Il 78% sono bambine e adolescenti. A registrare l’aumento più drammatico è la pornografia minorile: +370%, a danno di 108 minori, il 69% dei quali femmine. I maltrattamenti in famiglia sono ancora i reati che mietono maggiori vittime tra i bambini, toccando la cifra record di 1.246 nel 2012, 82 in più del 2011.
I dati di TERRE DES HOMMES si riferiscono agli accertamenti in ambito giudiziario. E non bisogna ricordare moltissime ricerche, svolte in diverse parti del mondo,  dimostrano che il numero  dei reati denunciati  e a maggior ragione la percentuale dei reati accertati è  assolutamente irrisoria rispetto a quelli effettivamente consumati, accertabili con le ricerche retrospettive.  Per es. In base ad un importante ricerca dell’istituto degli Innocenti solo una ridottissima percentuale (2,9%) ha denunciato all’autorità giudiziaria l’abuso sessuale subito (Cfr. D. Bianchi, E. Moretti, Vite in bilico. Indagine retrospettiva su maltrattamenti e abusi in età infantile, Istituto degli Innocenti, Firenze, 2006).
Continuano a pervenire dati statistici ed informazioni sulla consistenza e sulla diffusione  del  fenomeno della violenza sui minori, sulle dimensioni endemiche del maltrattamento e dell’abuso sui bambini.
Ciò nonostante il problema rimane oggetto di una rimozione e di una negazione da parte delle istituzioni sociali e da parte degli stessi operatori sociali e sanitari. 
Piovono le informazioni ma resistono le emozioni. Emozioni di rifiuto a riconoscere l’entità del fenomeno e la possibilità stessa che il fenomeno ti possa passare vicino ti possa passare accanto. Permane la tendenza nella comunità dei medici e degli psicologi a non prendere in considerazione l’ipotesi che tra i numeri sconcertanti delle statistiche possa esserci il bambino che stai esaminando.
A fronte di queste ricerche permane la forza del negazionismo che condiziona  le istituzioni e la comunità degli operatori  e il mondo degli psicologi in particolare.  C’è un oceano di falsi negativi che continuano a non essere diagnosticati.
Non si tratta ovviamente di voler assumere nell’approccio clinico una posizione aprioristica che enfatizzi l’ipotesi del maltrattamento e dell’abuso. Si tratta piuttosto di non escludere – come una gran parte degli psicologi continua a fare – l’ipotesi della violenza dal campo mentale, quando ci si avvicina alla diagnosi.
Le tesi  precostituite   del negazionismo continuano a tener banco: si afferma che la maggior parte delle denunce di abuso risulterebbero aprioristicamente infondate;  in caso di situazioni di conflitto  l’ipotesi della falsa accusa è l’unica ipotesi che viene nei fatti presa in considerazione;  si sostiene che  i bambini non meriterebbero un ascolto aperto, fiducioso non suggestivo, che li metta in grado di esprimere la verità di cui sono portatori.   
Un medico non deve avere in testa  ovviamente solo  l’ipotesi diagnostica del tumore, ma cosa penseremo dello specialista  che non tenesse costantemente in mente nell’esame clinico tale ipotesi assieme a tutte le altre che meritano di essere prese in considerazione?

L'indifferenza e l'insensibilità dei professionisti sono una causa rilevante del mancato riconoscimento dell'abuso e del maltrattamento sui bambini e spesso risultano un fattore di oggettiva collusione con la violenza.