Maddalena, vittima di una situazione di pesante violenza psicologica in famiglia, mi invia una poesia bellissima, ancorché angosciante.
Odio la tempesta
Mi sento un fiore
investito da una tempesta distruttrice
Odio la tempesta
Con le sue unghie
dilania il cielo
Squarcia le nuvole
Odio la tempesta
si scaraventa sugli
alberi spogliandoli del loro mantello
la terra diventa
cenere
la pioggia colora i
fiori di grigio
tutto intorno a me è
morto
Odio la tempesta
io sono l’unico fiore
con i petali ancora colorati
io sono l’unico fiore
ancora attaccato al suolo
la pioggia non
trafigge il mio gambo, ma il bocciolo e le gocce di veleno scivolano dentro di
me
Odio la tempesta
Il suolo sprofonda
con me
Gli altri fiori si
sono spezzati, mentre io sono prigioniera della terra
A Maddalena dico: “Non
mollare il tuo odio, perché percepisco che è un sentimento purtroppo
indispensabile a difenderti. Me ne hai parlato e l’ho capito. E’
una poesia bellissima. Non cedere alla
tempesta che vuole schiacciare i tuoi petali. Resisti a chi vuole appropriarsi
delle tue risorse vitali, a chi
vuole dominarti ed usarti, a chi non
accetta che tu possa fare il tuo cammino di autonomia, di libertà e di realizzazione personale. Quando sentirai
di poter camminare con le tue gambe, l’odio - che è un sentimento in molte
situazioni necessario, ma pur sempre logorante – inizierà a scemare.”

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