E tutti gli anni che ha sofferto come un
cane non contano?
Salve,
sono
Daria, vi scrivo perché abbiamo bisogno di un consiglio.
Abbiamo
2 figli uno di 13 e l'altro 12 anni. Tre anni fa abbiamo portato il più grande
da una psicopedagogista per delle terapie. La seconda volta la psicopedagogista
ha voluto vedere tutti e due per poi rendersi conto che il più piccolo era
messo peggio – sia pure in modo diverso – che il grande. Biagio (il più
piccolo) è sempre stato chiuso, scappava, piangeva spesso!
Grazie
alla psicopedagogista si è confidato con suo fratello, che poi una domenica a
pranzo ha tirato fuori cosa gli aveva confidato.
Da
quando aveva circa 2 anni sua cugina di 40 anni gli faceva fare dei
"giochi al dottore" sul divano. Lei si spogliava, si coricava e
coricava il bambino sopra di lei per poi toccargli i genitali facendo dei
movimenti per lui strani!!
Allora
noi abbiamo denunciato i fatti, ci siamo presi un avvocato, c'è stata fatta una
perizia che dice che il bambino dice la verità, che non si è inventato
niente!!!
La cugina
non si è mai fatta vedere in tribunale!
Adesso
hanno archiviato il caso dicendo che Biagio oggi sta bene!!
E
tutti gli anni che ha sofferto come un cane non contano???
È
cambiato totalmente dopo avermi detto tutta la storia, dopo essersi liberato!
Vorrei
sapere dove ci possiamo rivolgere per avere giustizia!!!
Non
si può archiviare un caso cosi!! Ma noi non abbiamo nemmeno più soldi da
spendere in avvocati, abbiamo dato tutto all'avvocato che ci ha portato avanti
la causa fin qui.
Chi
ci aiuta?? Ci deve essere qualcuno che aiuta in casi del genere!!??
Quella
persona non deve passare liscio quello che ha fatto!!
Aspetto
una vostra risposta
Daria
Di fronte all'abuso
archiviato non archiviare la terapia.
Claudio Foti
Mi dispiace farle presente una verità che può
sembrarle sconcertante, ma che nostro malgrado dobbiamo subire nella fase
storica in cui ci troviamo.
Dobbiamo subire, ma anche imparare a guardare
in faccia, al fine di trovare le modalità più efficaci per affrontare la
situazione.
La
maggior parte degli abusi sessuali ai danni dei bambini nella nostra società
rimane schiacciata in una zona oscura di silenzio, di impunità per gli autori,
di autocolpevolezza e di autoannichilimento delle vittime. Una gran parte degli
abusi che vengono denunciati non sono presi sul serio dalle istituzioni sociali
e giudiziarie, nonostante le trasformazioni normative e procedurali che si sono
registrate negli ultimi decenni a favore della tutela dell’infanzia e
nonostante una qualche crescita della consapevolezza degli operatori e dei
professionisti sui temi della violenza ai minori. Storicamente l’abuso sessuale
sui minori è sempre stato un fenomeno sommerso ed impunito. Oggi ci
aspetteremmo, a fronte della nuova attenzione ai problemi e ai diritti
dell’infanzia, che qualcosa cambiasse in modo risoluto e netto, che la
protezione nei confronti dei bambini fosse estesa e garantita. Non è così e non
può essere così perché le radici della perversione nella mente dei singoli e nella
società sono più profonde di quanto ci piaccia, e il bisogno della comunità
umana di strumentalizzare i propri cuccioli è assai esteso.
Questo
non vuol dire che l’intervento di protezione dei bambini non sia cresciuto. Tuttavia
il deficit di capacità sociale e professionale di ascolto e di sostegno dei
bambini che rivelano un abuso e le carenze gravissime nei procedimenti di
indagine di polizia giudiziaria da un lato e di valutazione psicologico-forense
dall’altro fanno sì che l’apparato giudiziario finisca in molti casi per non
avere a disposizione le prove necessarie per dare una risposta di giustizia e di
riparazione nei confronti di bambini palesemente abusati. Non di rado anche in
presenza di prove significative i giudici non dispongono della preparazione
necessaria a valutarne la consistenza, e gli argomenti degli avvocati della
difesa tendono a prevalere, soprattutto laddove gli imputati dispongono di
capacità di negoziazione economica, sociale e giuridica. Tutto ciò è
scandaloso, ma inevitabile. Certamente il fenomeno dell’abuso sui bambini non
può più essere negato come lo è stato per millenni, e un numero crescente di
casi, per quanto ancora piccolo rispetto alle dimensioni che caratterizzano
il fenomeno, comincia ad essere denunciato e affrontato correttamente. D’altra
parte la nostra comunità sociale si regge su un equilibrio in cui la cultura e
la prassi della perversione rappresentano un perno fondamentale. La perversione
non è un fatto marginale e perdente nella nostra realtà storica. Impunità
garantite dal silenzio, archiviazioni ed assoluzioni sono esiti inevitabili di
una società che produce resistenza strenua nei confronti della possibilità, potenzialmente
squilibrante ed eversiva, di fare uscire interamente dal buio il dramma,
massicciamente diffuso e difforme, dell’abuso sessuale sui bambini.
Ho visto tanti genitori impattare con questa
realtà e rimanerne sconvolti, reagendo con manifestazioni di rabbia impotente ed
autodistruttiva, di sfiducia nel mondo e nel futuro, di logorante disperazione.
Ho visto diversi operatori e professionisti perdere la motivazione a lavorare
sui temi del maltrattamento all’infanzia di fronte agli insuccessi e alle
incomprensioni a cui il proprio lavoro è andato incontro. Ho conosciuto
personalmente momenti di sconforto, di collera e di depressione di fronte a questa
realtà che è difficilissimo accettare. Le suddette reazioni sono normali e
comprensibili, ma anche controproducenti. Vanno tollerate anch’esse, ma vanno
elaborate e superate. Occorre calmarsi e guardare a ciò che si può fare. Nonostante
tutto le cose stanno impercettibilmente cambiando non solo verso il peggio come
purtroppo possiamo concludere analizzando certe tendenze, ma anche verso il meglio,
come avviene ad altri livelli (per es. un numero meno esiguo di operatori e
professionisti comincia ad essere formato sul tema). Sicuramente le cose
cambieranno nei prossimi anni (sarebbe più corretto dire decenni, senza per
questo perdere né la speranza, né l’indignazione!)
Veniamo ora al suo caso.
“Quella persona non deve passare liscio quello
che ha fatto!!” Capisco il suo
desiderio di vendetta. Chiunque al suo posto lo proverebbe. Questo sentimento è
legittimo e comprensibile, ma non si faccia sequestrare dalla rabbia. Il
problema più importante è garantire a suo figlio una risposta terapeutica. È un
dato che in genere viene totalmente trascurato dai genitori, anche da coloro
che intuiscono il danno arrecato al figlio dall’abuso.
Non posso intervenire con conoscenza di causa,
ma posso consigliarle di rivolgersi ad un centro specializzato sui temi del
maltrattamento all’infanzia vicino alla città dove risiede. Può telefonare al
nostro centro per informazioni. Occorre una consulenza per valutare: 1) cos’è
successo precisamente (i dati che lei comunica sono rilevanti ma
insufficienti); 2) formulare una diagnosi psicologica sul danno subito dal
bambino; 3) capire cosa può essere ancora fatto sul piano penale (ammesso che i
giochi non siano purtroppo definitivamente chiusi). Ma occorre che lei sia
aiutata a non sprofondare in una rabbia ristagnante e in un vissuto di
frustrazione impotente. Qualcosa comunque si può fare. Qualcosa di importante,
o meglio di fondamentale, di decisivo. Occorre elaborare l’accaduto in
famiglia, esprimere i sentimenti che ha suscitato in tutti voi, riprendere a
vivere. Occorre soprattutto curare il bambino.
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