lunedì 30 settembre 2013

SONO STATA ABUSATA ... E SE COMPISSI VIOLENZE SU MIO FIGLIO?


Sono stata abusata... e se compissi violenze su mio figlio?




Gentilissimo dott. Foti,
sono Valeria, ci siamo incontrati durante l'ultimo convegno sull'abuso organizzato dalla Fondazione XY. Sono rimasta molto colpita dalla Sua relazione sul trattamento degli abusanti, ma se devo essere sincera il Suo intervento mi ha turbata parecchio.
Sono un'educatrice e da diversi anni lavoro in questo campo. Nel corso del Suo discorso si sono risvegliati in me tanti sentimenti assopiti da diverso tempo e da allora nonostante siano passati venti giorni non riesco a pensare ad altro.
Da bambina ho subito per diverso tempo abusi da parte di mio nonno paterno e questa cosa mi ha fatta crescere con una serie di problemi, rispetto al sesso e al rapporto con gli uomini, che ancora oggi a 30 anni non riesco a superare.
Per tre anni ho seguito una terapia psicologica, ma non sono riuscita ad affrontare in maniera profonda l'argomento. Comunque da 11 anni convivo con la coscienza di quello che mi è accaduto, perché solo con i primi rapporti sessuali sono riaffiorati in me quegli episodi e quei flash che non sapevo di aver mai subito.
Quello che mi ha lasciata perplessa e a cui non avevo mai pensato é: e se succedesse a me???
Mi spiego: durante il Suo intervento, cosa che tra l'altro già sapevo, si è parlato di come chi infligge violenze spesso è stato a sua volta abusato. Ma, non so perché, pur avendo sempre saputo questa cosa l'ho sentita mia solo in quel momento.
Da allora questo tarlo mi perseguita....e se compissi violenze su mio figlio?
Premetto che sono sposata da pochi mesi e non riesco a rimanere incinta, ma se dovessi avere un figlio che probabilità avrei di fargli del male?
So che può sembrare stupido, ma davvero non riesco a pensare ad altro...ho paura che la mia affettività, il mio bisogno forte di amare qualcuno possano spingermi oltre il limite consentito e farmi fare delle follie...mi rendo conto che questa non è la sede adatta per "vomitare" tutte queste sensazioni, ma forse è arrivato davvero il momento di affrontarle seriamente...
Se Lei potesse fornirmi dei nominativi o degli indirizzi di qualcuno a cui rivolgermi per affrontare questa situazione Le sarei davvero grata. Ho bisogno di qualche terapista che abbia già affrontato questo problema e che lavori nella città dove vivo...Purtroppo so che per Lei è impossibile prendermi in terapia, anche se penso sarebbe la persona giusta, ho da subito sentito una forte empatia con lei...
Spero possa prendere in considerazione questa mia e-mail e aiutarmi in questo delicato momento...
Con cordialità e stima La saluto
Valeria



La forza della sincerità

Claudio Foti 

Cara Valeria,
la sua lettera ha la forza della sincerità. Lei è impegnata in un cammino di consapevolezza e di integrazione di una verità penosissima, di cui vuole pienamente prendere coscienza. Giustamente. Voler padroneggiare la consapevolezza della propria storia è un atto di coraggio e di forza psichica, che non può che produrre risultati benefici, anche se il percorso è duro e doloroso. Meglio essere padroni della propria memoria, per quanto penoso possa essere, piuttosto che aggiungere alla sofferenza di ieri la nuova sofferenza rappresentata dalla disarmonia fra se e se stessi, dal fuggire dal proprio passato e rappresentata pertanto dalla costrizione ad esserne inseguiti.
Lei ha iniziato questa strada, ma in effetti mostra che deve ancora percorrerne. Quando si sarà sufficientemente inoltrata su questa strada con un testimone sufficientemente disponibile alla condivisione e all’elaborazione del suo trauma, non sarà più perseguitata dall’angoscia di doverla ripetere, magari facendo del male a qualcun altro. Riconoscerà piuttosto che questa paura potrà svanire come i fantasmi alla luce del sole, che tale preoccupazione può essere radicalmente smentita dalla percezione e dallo sviluppo di sane capacità d’amore, che quest’angoscia non è nient’altro che una contaminazione ingiusta di un’immagine di sé che necessita di essere ridefinita in un percorso di consapevolezza come forte, lucida e positiva. Trasformerà l’ansia di oltrepassare il limite e di agire atti impulsivi e folli in una nuova fiducia nella capacità della propria mente di accettare e di controllare la vita emotiva. Capirà che la tendenza a scaricare sul proprio figlio i costi di una violenza subita nel passato infantile è tutt’altro che un destino. Apprezzerà nella propria capacità di riattraversamento del trauma l’efficacia di un vaccino che immunizza definitivamente e totalmente dal rischio di una trasmissione intergenerazione del ciclo dell’abuso, un vaccino che rende inevitabilmente più sensibili e più capaci di riparazione nei confronti della sofferenza degli altri.
Certo l’ansia che mi comunica di fare del male ad un eventuale figlio non va sottovalutata (ma neppure presa troppo sul serio). Sicuramente quest’ansia non contribuisce sul piano psicosomatico a facilitare i processi biologici che consentono di restare incinta.

È ottima l’idea che lei ha di individuare una strada di approfondimento terapeutico che non eluda, ma che al contrario approfondisca l’evento o gli eventi traumatici subiti.  Avremo occasione d’incontrarci prossimamente perché tornerò per un altro Convegno nella sua città. Se mi contatterà, potremo parlare e le fornirò l’indicazione di una collega che lavora nella sua zona.

La saluto cordialmente. 

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