Sono stata abusata... e se
compissi violenze su mio figlio?
Gentilissimo dott.
Foti,
sono Valeria, ci
siamo incontrati durante l'ultimo convegno sull'abuso organizzato dalla Fondazione
XY. Sono rimasta molto colpita dalla Sua relazione sul trattamento degli
abusanti, ma se devo essere sincera il Suo intervento mi ha turbata parecchio.
Sono un'educatrice e
da diversi anni lavoro in questo campo. Nel corso del Suo discorso si sono
risvegliati in me tanti sentimenti assopiti da diverso tempo e da allora
nonostante siano passati venti giorni non riesco a pensare ad altro.
Da bambina ho subito
per diverso tempo abusi da parte di mio nonno paterno e questa cosa mi ha fatta
crescere con una serie di problemi, rispetto al sesso e al rapporto con gli
uomini, che ancora oggi a 30 anni non riesco a superare.
Per tre anni ho
seguito una terapia psicologica, ma non sono riuscita ad affrontare in maniera
profonda l'argomento. Comunque da 11 anni convivo con la coscienza di quello
che mi è accaduto, perché solo con i primi rapporti sessuali sono riaffiorati
in me quegli episodi e quei flash che non sapevo di aver mai subito.
Quello che mi ha
lasciata perplessa e a cui non avevo mai pensato é: e se succedesse a me???
Mi spiego: durante
il Suo intervento, cosa che tra l'altro già sapevo, si è parlato di come chi
infligge violenze spesso è stato a sua volta abusato. Ma, non so perché, pur
avendo sempre saputo questa cosa l'ho sentita mia solo in quel momento.
Da allora questo
tarlo mi perseguita....e se compissi violenze su mio figlio?
Premetto che sono
sposata da pochi mesi e non riesco a rimanere incinta, ma se dovessi avere un
figlio che probabilità avrei di fargli del male?
So che può sembrare
stupido, ma davvero non riesco a pensare ad altro...ho paura che la mia
affettività, il mio bisogno forte di amare qualcuno possano spingermi oltre il
limite consentito e farmi fare delle follie...mi rendo conto che questa non è
la sede adatta per "vomitare" tutte queste sensazioni, ma forse è
arrivato davvero il momento di affrontarle seriamente...
Se Lei potesse
fornirmi dei nominativi o degli indirizzi di qualcuno a cui rivolgermi per affrontare
questa situazione Le sarei davvero grata. Ho bisogno di qualche terapista che
abbia già affrontato questo problema e che lavori nella città dove
vivo...Purtroppo so che per Lei è impossibile prendermi in terapia, anche se
penso sarebbe la persona giusta, ho da subito sentito una forte empatia con
lei...
Spero possa prendere
in considerazione questa mia e-mail e aiutarmi in questo delicato momento...
Con cordialità e
stima La saluto
Valeria
La forza della sincerità
Claudio Foti
Cara Valeria,
la sua lettera ha la
forza della sincerità. Lei è impegnata in un cammino di consapevolezza e di
integrazione di una verità penosissima, di cui vuole pienamente prendere
coscienza. Giustamente. Voler padroneggiare la consapevolezza della propria
storia è un atto di coraggio e di forza psichica, che non può che produrre
risultati benefici, anche se il percorso è duro e doloroso. Meglio essere
padroni della propria memoria, per quanto penoso possa essere, piuttosto che aggiungere
alla sofferenza di ieri la nuova sofferenza rappresentata dalla disarmonia fra
se e se stessi, dal fuggire dal proprio passato e rappresentata pertanto dalla
costrizione ad esserne inseguiti.
Lei ha iniziato questa
strada, ma in effetti mostra che deve ancora percorrerne. Quando si sarà
sufficientemente inoltrata su questa strada con un testimone sufficientemente
disponibile alla condivisione e all’elaborazione del suo trauma, non sarà più
perseguitata dall’angoscia di doverla ripetere, magari facendo del male a
qualcun altro. Riconoscerà piuttosto che questa paura potrà svanire come i
fantasmi alla luce del sole, che tale preoccupazione può essere radicalmente
smentita dalla percezione e dallo sviluppo di sane capacità d’amore, che quest’angoscia
non è nient’altro che una contaminazione ingiusta di un’immagine di sé che
necessita di essere ridefinita in un percorso di consapevolezza come forte,
lucida e positiva. Trasformerà l’ansia di oltrepassare il limite e di agire
atti impulsivi e folli in una nuova fiducia nella capacità della propria mente
di accettare e di controllare la vita emotiva. Capirà che la tendenza a
scaricare sul proprio figlio i costi di una violenza subita nel passato infantile
è tutt’altro che un destino. Apprezzerà nella propria capacità di
riattraversamento del trauma l’efficacia di un vaccino che immunizza
definitivamente e totalmente dal rischio di una trasmissione intergenerazione del
ciclo dell’abuso, un vaccino che rende inevitabilmente più sensibili e più
capaci di riparazione nei confronti della sofferenza degli altri.
Certo l’ansia che mi
comunica di fare del male ad un eventuale figlio non va sottovalutata (ma
neppure presa troppo sul serio). Sicuramente quest’ansia non contribuisce sul
piano psicosomatico a facilitare i processi biologici che consentono di restare
incinta.
È ottima l’idea che
lei ha di individuare una strada di approfondimento terapeutico che non eluda,
ma che al contrario approfondisca l’evento o gli eventi traumatici subiti. Avremo occasione d’incontrarci prossimamente
perché tornerò per un altro Convegno nella sua città. Se mi contatterà, potremo
parlare e le fornirò l’indicazione di una collega che lavora nella sua zona.
La saluto
cordialmente.
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