lunedì 30 settembre 2013

NESSUNO SI E' MOSSO ... COME E' POSSIBILE QUESTA OMERTA'?

Nessuno si è mosso…come è possibile questa omertà?




Egr. Dott. Foti, non può immaginare che sollievo è stato per me vedere l'apertura di questo forum. Sono una ragazza di 25 anni, per 10 dei quali ho subito abusi sessuali all'interno del mio nucleo familiare, prima da mio nonno, poi da uno dei mie fratelli e infine da mio padre. È stato lì che mi sono ribellata, denunciando i fatti, sebbene solamente in casa, ed è stato terribile vedere come delle sette persone che fanno parte della mia famiglia nessuno si sia mosso, come nessuno mi abbia creduto...l'unico fatto positivo è stato quello di porre fine a quello che stava succedendo...come è possibile questa omertà? Fortunatamente sono stata aiutata da persone esterne molto in gamba, che hanno creduto in me...ma temo che sia compromesso il mio rapporto con gli uomini e le persone in generale..non mi fido più. Pensa che riacquisterò un po' di fiducia?



La normalità della violenza e dell’omertà che la circonda e la perpetua

Claudio Foti

In poche battute lei allude ad una storia familiare straziante. Affrontando quasi quotidianamente situazioni di abuso, mi sono abituato ad ascoltare storie sempre diverse e sempre sconvolgenti. Ho imparato a fare entrare nella mia mente le vicende più penose e più insolite e a ridurre, senza mai ovviamente esaurirla, l’area della violenza impensabile. Ho imparato che la normalità, sì la normalità, è fatta anche di vicende familiari come la sua.
 Mi ha colpito il riferimento a sette familiari omertosi, a sette testimoni potenziali che hanno disertato il ruolo che spetta ad ogni essere umano: quello di sentire che la propria umanità e la propria dignità esigono la protezione del più piccolo e del più debole, almeno nel contesto familiare.
Questo riferimento numerico mi ha spinto ad una fantasia, una fantasia statistica. Ho fatto la fantasia di poter stabilire attraverso una ricerca statistica – in realtà troppo complessa per essere impostata e realizzata – un numero ricorrente di testimoni potenziali di una violenza; un numero ricorrente di testimoni che, di fronte ad ogni vittima di violenza, di fronte ad ogni perpetuarsi di un abuso sessuale su un bambino, risultano indifferenti ed insensibili. Ovviamente è una statistica che non si potrà mai effettuare, ma se mai si potesse realizzare, questo numero – la media di coloro che avrebbero potuto percepire indicatori allarmanti (espliciti o impliciti, attivi o passivi) di ogni abuso in corso di svolgimento e non l’hanno fatto – sarebbe probabilmente superiore al 7 e forse più vicino al 70.
Lei si chiede se questa omertà è possibile. La sua vicenda, ma certamente non solo la sua vicenda, dimostra che questo tipo di omertà è possibilissimo. Purtroppo. Mi sono spesso occupato di questo aspetto nei miei interventi e nei miei scritti. L’omertà, il silenzio, l’indifferenza, l’insensibilità dei potenziali testimoni sono ingredienti costitutivi della violenza e della sua riproduzione non solo nella famiglia, ma più in generale nella società e nella storia.
Senza l’insensibilità della popolazione germanica, senza il suo atteggiamento di diniego e di rimozione di fronte alla distruttività nazista, non ci sarebbero stati i lager. Senza la tendenza della comunità internazionale a voltarsi dall’altra parte di fronte al nazionalismo espansionista cinese non ci sarebbe stato il massacro della popolazione e della cultura tibetana. Senza l’insensibilità e l’incapacità di ascolto empatico da parte di buona parte della comunità adulta nei confronti dei bambini non ci sarebbero violenze intrafamiliari che durano decenni, non ci sarebbero coinvolgimenti di centinaia di bambini da parte di organizzazioni criminali pedofile senza che nessuno se ne accorga e senza che nessuno faccia niente.
Comunque la parte più significativa della sua mail è quella finale: lei teme che il suo mondo di relazione sia stato compromesso dalla violenza infantile subita. Se lei riesce a scrivere una mail come questa non c’è nulla di compromesso irrimediabilmente. Se lei si pone questa domanda è perché c’è una implicita speranza che per fortuna non s’è spenta; è perché rimane un’apertura di fiducia all’interazione con gli altri e con il maschile.
I semi della speranza e della fiducia che sono in lei ancora consistenti ma vanno tuttavia innaffiati. Bisogna crederci. Tutto dipenderà dal lavoro di consapevolezza su se stessa e dagli incontri amorevoli e costruttivi che potrà fare (e il primo aspetto influenzerà fortemente il secondo). Bisogna crederci. Le auguro di farcela.   


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